I dazi doganali sono imposte applicate sulle merci che entrano o escono da un Paese. Vengono calcolati generalmente in percentuale sul valore delle merci, ma possono anche essere fissati come una quota fissa per unità di prodotto. Il loro scopo è sia economico che politico: possono proteggere la produzione interna, equilibrare la bilancia commerciale o esercitare pressione su un altro Stato.
La storia dei dazi risale a tempi molto antichi. Già nei porti del Mediterraneo venivano riscossi tributi sulle merci in transito. Oggi, anche se molti Stati aderiscono a trattati di libero scambio, i dazi rimangono uno strumento rilevante nella politica commerciale internazionale.
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Come funzionano i dazi
Quando una merce arriva alla dogana, le autorità valutano il suo valore e applicano il dazio corrispondente in base alla categoria merceologica. Esistono tre principali tipi di dazio:
Il dazio ad valorem, che è proporzionale al valore della merce. Ad esempio, un dazio del 10% su un’auto del valore di 20.000 euro comporta un’imposta di 2.000 euro.
Il dazio specifico, che prevede una somma fissa per ogni unità importata, come ad esempio 1 euro per ogni chilogrammo di riso.
Il dazio combinato, che unisce le due modalità.
I dazi vengono riscossi alla frontiera e finiscono nelle casse dello Stato. In alcuni casi, però, possono essere impiegati anche come strumenti di rappresaglia commerciale.
Perché vengono introdotti
Le motivazioni dietro l’introduzione dei dazi possono essere molteplici. In primo luogo, servono a proteggere i produttori locali dalla concorrenza straniera. Se un prodotto estero costa meno perché prodotto con salari più bassi o normative ambientali meno severe, un dazio può livellare la concorrenza.
Un secondo obiettivo è ridurre il disavanzo commerciale. Quando un Paese importa molto più di quanto esporti, può introdurre dazi per riequilibrare i flussi economici. In questo modo, le merci estere diventano meno convenienti, favorendo il consumo di prodotti nazionali.
Infine, i dazi possono essere usati in ottica politica. Imponendoli a uno Stato specifico, un governo può esercitare pressione per ottenere concessioni in altri ambiti, come diritti umani, standard ambientali o condizioni lavorative.
Quali sono gli effetti economici
L’introduzione di dazi ha conseguenze dirette sui prezzi, sui consumi e sulle relazioni tra Stati. A livello interno, il dazio può stimolare la domanda di prodotti nazionali, ma al tempo stesso provoca un aumento dei prezzi per i consumatori, che si trovano a pagare di più per beni importati o difficilmente sostituibili.
Sul piano internazionale, i dazi possono generare tensioni commerciali. È frequente che un paese colpito reagisca con contromisure, avviando una spirale di ritorsioni nota come guerra commerciale. Questo tipo di dinamica può avere ripercussioni globali, rallentare la crescita e influenzare negativamente i mercati finanziari.
I dazi nel sistema economico globale
Nell’economia contemporanea, fondata su catene di approvvigionamento internazionali e interdipendenze tra mercati, l’uso dei dazi appare sempre più complesso. Se da un lato possono offrire una protezione immediata, dall’altro rischiano di compromettere l’equilibrio commerciale, colpire settori strategici e ridurre la competitività delle imprese.
Il ritorno dei dazi, come mostrano le misure proposte dall’amministrazione Trump, non è solo una questione fiscale, ma una scelta politica ed economica con potenziali ripercussioni su scala globale.
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